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Ai confini della legalità

A volte per guardare dentro te stesso devi farlo attraverso gli occhi di un altro...Se sei fortunato quello che vedi ti piacerà...

Sarcastico  In the middle of nowhere  Sarcastico 

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ciao giRavo peR i blog ed eccomi qui
A quanto ho capito sei Barcellonese.. MAI VISTO xD
sei una faccia nuova xD
kmq piacere Francesca tu??
Dec. 13
salvatorewrote:
Sono invincibile!
Dec. 11
ehii ciaoo...sn una compagna di cristina e x caso ho cliccato sulla tua foto e adesso mi ritrovo a guardare il tuo blog..davvero molto interessante e originale se ti va passa dal mio!ti aggiungerò...!!ciao!!Sorriso
Dec. 8
»hiLaStaяwrote:
ciaooooooooooooooooooooo bello =)))
passavo d qui e t ho lasciato 1 saluto!!!!
ricordandoti di non provarci ^______^
un bacinoLabbra rosse
(L) n@mi (L)
Sept. 2
Ciao,
adesso anche tu fai parte del mio elenco affiliati.é stato un piacere.a presto
July 13
Salvatorewrote:
Amen reverendo!
July 7
Antoniowrote:
Rimedio subito...E' cosa buona e giusta ;)
July 7
Salvatorewrote:
non mi hai aggiunto al tuo elenco dei blog... e questo è male
July 7
Salvatorewrote:
ehi carissimo... vallo a sapere che anche tu avevi un blog... ci sto trovando cose interessanti, ma ovviamente il mio è meglio ;) se non ci credi passa
June 18
Ciao...passavo d qui per caso... sto cercando di far conoscere il mio blog in rete, mi farebbe davvero piacere un tuo commento al mio.Ti dico questo perchè ho visto che il tuo è veramente bello.
P.S. Se ami la musica ti consiglio di salvare il mio spazio in un elenco personalizzato dove hai scritto i tuoi siti preferiti o almeno quelli che consigli di visitare oppure puoi aggiungermi al tuo elenco degli amici su Windows Live Spaces.
Verrai visualizzato nel mio elenco e io nel tuo.
Se poi la cosa non t'interessa, puoi sempre fare passaparola a qualche amico/a che ama la musica.
Scusa per il disturbo!!!
...ciao ciao...

My Music My Space
June 8
ciao ti lascio la chat spero ke ti piaccia e diventi uno dei nostri quando entri ci sono degli omini clicca sul primo a destra cambiando nik e mettendo uno di tuo gradimento ciao ti aspetto,,,,,, 
Get your own Chat Box! Go Large!
June 8
»hiLaStaяwrote:
ma shiauuuuuuuuuuuuu!!!
era tnt ke nOn passavO da qui..
eh cavOlO..
qsti esami sn 1 straziO..e tu dOvresti saxne qlcs =)))
AntOoOoO..nOn ce la facciO +..sembranO nOn finire maiiiiiii..
HELP!!!!! XD
tvttttb..
scusa se nOn m sn fatta sentire..
1kiss..
Stella Hila Stella
 
May 26
serena torrewrote:
grande sfondo.....qst si ke è un gran porco!!
Mar. 30

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Antonio Genovese

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Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale vai bene come sei, quindi: vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore... la vita è un opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi...
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February 16

Lo scrittore e il campione (R. Saviano)

Lo incontro negli spogliatoi del Camp Nou di Barcellona, uno stadio enorme, il terzo più grande del mondo. Dagli spalti invece Messi è una macchiolina, incontrollabile e velocissima. Da vicino è un ragazzo mingherlino ma sodo, timidissimo, parla quasi sussurrando una cantilena argentina, il viso dolce e pulito senza un filo di barba. Lionel Messi è il più piccolo campione di calcio vivente. La Pulga, la pulce, è il suo soprannome. Ha la statura e il corpo di un bambino. Fu infatti da bambino, intorno ai dieci anni, che Lionel Messi smise di crescere. Le gambe degli altri si allungavano, le mani pure, la voce cambiava. E Leo restava piccolo. Qualcosa non andava e le analisi lo confermarono: l'ormone della crescita era inibito. Messi era affetto da una rara forma di nanismo.
Con l'ormone della crescita, si bloccò tutto. E nascondere il problema era impossibile. Tra gli amici, nel campetto di calcio, tutti si accorgono che Lionel si è fermato: "Ero sempre il più piccolo di tutti, qualunque cosa facessi, ovunque andassi". Dicono proprio così: "Lionel si è fermato". Come se fosse rimasto indietro, da qualche parte. A undici anni, un metro e quaranta scarsi, gli va larga la maglietta del Newell's Old Boys, la sua squadra a Rosario, in Argentina. Balla nei pantaloncini enormi, nelle scarpe, per quanto stretti i lacci, un po' ciabatta. È un giocatore fenomenale: però nel corpo di un bimbetto di otto anni, non di un adolescente. Proprio nell'età in cui, intravedendo un futuro, ci sarebbe da far crescere un talento, la crescita primaria, quella di braccia, busto e gambe, si arresta.
Per Messi è la fine della speranza che nutre in se stesso dal suo primissimo debutto su un campo da calcio, a cinque anni. Sente che con la crescita è finita anche ogni possibilità di diventare ciò che sogna. I medici però si accorgono che il suo deficit può essere transitorio, se contrastato in tempo. L'unico modo per cercare di intervenire è una terapia a base dell'ormone "gh": anni e anni di continuo bombardamento che gli permettano di recuperare i centimetri necessari per fronteggiare i colossi del calcio moderno.
si tratta di una cura molto costosa che la famiglia non può permettersi: siringhe da cinquecento euro l'una, da fare tutti i giorni. Giocare a pallone per poter crescere, crescere per poter giocare: questa diviene d'ora in avanti l'unica strada. Lionel, un modo di guarire che non riguardi la passione della sua vita, il calcio, non riesce nemmeno a immaginarlo.
Ma quelle dannate cure potrà permettersele solo se un club di un certo livello lo prende sotto le sue ali e gliele paga. E l'Argentina sta sprofondando nella devastante crisi economica, da cui fuggono prima gli investimenti, poi pure le persone, i cui risparmi si volatilizzano col crollo dei titoli di stato. Nipoti e pronipoti di immigrati cresciuti nel benessere cercano la salvezza emigrando nei paesi di origine dei loro avi. In quella situazione, nessuna società argentina, pur intuendo il talento del piccolo Messi, se la sente di accollarsi i costi di una simile scommessa.
Anche se dovesse crescere qualche centimetro in più - questo è il ragionamento - nel calcio moderno ormai senza un fisico possente non si è più nulla. La pulce resterà schiacciata da una difesa massiccia, la pulce non potrà segnare gol di testa, la pulce non reggerà agli sforzi anaerobici richiesti ai centravanti di oggi. Ma Lionel Messi continua a giocare lo stesso nella sua squadra. Sa di doverlo fare come se avesse dieci piedi, correre più veloce di un puledro, essere imbattibile palla a terra, se vuole sperare di diventare un calciatore vero, un professionista.
Durante una partita, lo intravede un osservatore. Nella vita dei calciatori gli osservatori sono tutto. Ogni partita che guardano, ogni punizione che considerano eseguita in modo perfetto, ogni ragazzino che decidono di seguire, ogni padre con cui vanno a parlare, significa tracciare un destino. Disegnarlo nelle linee generali, aprirgli una porta: ma nel caso di Messi, ciò che gli viene offerto, rappresenta molto di più. Non gli viene data solo l'opportunità di diventare un calciatore, ma la possibilità di guarire, di avere davanti una vita normale. Prima di vederlo, gli osservatori che sentono parlare di lui sono comunque molto scettici. "Se è troppo piccolo, non ha speranza, anche se è forte", pensano. E invece: "Ci vollero cinque minuti per capire che era un predestinato. In un attimo fu evidente quanto quel ragazzo fosse speciale". Questo lo afferma Carles Rexach, direttore sportivo del Barcellona, dopo aver visto Leo in campo. È così evidente che Messi ha nei piedi un talento unico, qualcosa che va oltre il calcio stesso: a guardarlo giocare è come se si sentisse una musica, come se in un mosaico scollato ogni tassello tornasse apposto.
Rexach vuole fermarlo subito: "Chiunque fosse passato di lì, l'avrebbe comprato a peso d'oro". E così fanno un primo contratto su un fazzoletto di carta, un tovagliolo da bar aperto. Firmano lui e il padre della pulce. Quel fazzoletto è ciò che cambierà la vita a Lionel. Il Barcellona ci crede in quell'eterno bimbo. Decide di investire nella cura del maledetto ormone che si è inceppato. Ma per curarsi, Lionel deve trasferirsi in Spagna con tutta la famiglia, che insieme a lui lascia Rosario senza documenti, senza lavoro, fidandosi di un contratto stilato su un tovagliolo, sperando che dentro a quel corpo infantile possa esserci davvero il futuro di tutti. Dal 2000, per tre anni, la società garantisce a Messi l'assistenza medica necessaria. Crede che un ragazzino disposto a giocare a calcio per salvarsi da una vita d'inferno abbia dentro il carburante raro che ti fa arrivare ovunque.
Le cure però spezzano in due. Hai sempre nausea, vomiti anche l'anima. I peli in faccia che non ti crescono. Poi i muscoli te li senti scoppiare dentro, le ossa crepare. Tutto ti si allunga, si dilata in pochi mesi, un tempo che avrebbe dovuto invece essere di anni. "Non potevo permettermi di sentire dolore", dice Messi, "non potevo permettermi di mostrarlo davanti al mio nuovo club. Perché a loro dovevo tutto". La differenza tra chi il proprio talento lo spende per realizzarsi e chi su di esso si gioca tutto è abissale. L'arte diventa la tua vita non nel senso che totalizza ogni cosa, ma che solo la tua arte può continuare a farti campare, a garantirti il futuro. Non esiste un piano b, qualsiasi alternativa su cui poter ripiegare.
Dopo tre anni finalmente il Barcellona convoca Lionel Messi e la famiglia sa che se non sarà in grado di giocare come ci si aspetta, le difficoltà a tirare avanti saranno insormontabili. In Argentina hanno perso tutto e in Spagna non hanno ancora niente. E Leo, a quel punto, ricadrebbe sulle loro spalle. Ma quando La Pulce gioca, sfuma ogni ansia. Allenandosi duramente con il sostegno della squadra, Messi riesce a crescere non solo in bravura, ma anche in altezza, anno dopo anno, centimetro dopo centimetro spremuto dai muscoli, levigato nelle ossa. Ogni centimetro acquisito una sofferenza. Nessuno sa davvero quanto misuri adesso. Qualcuno lo dà appena sopra il metro e cinquanta, qualcuno al di sotto, qualche sito parla di un Messi che continuando a crescere è arrivato al metro e sessanta. Le stime ufficiali mutano, concedendogli via via qualche centimetro in più, come se fosse un merito, un premio conquistato in campo.
Fatto è che quando le due squadre sono in riga prima del fischio iniziale, l'occhio inquadra tutte le teste dei giocatori più o meno alla stessa altezza, mentre per trovare quella di Messi deve scendere almeno al livello delle spalle dei compagni. Per uno sport dove conta sempre più la potenza e, per un attaccante, i quasi due metri di Ibrahimovic e il metro e ottantacinque di Beckham sono diventati la norma, Lionel continua a somigliare pericolosamente a una pulce. Come dice Manuel Estiarte, il più forte pallanuotista di tutti i tempi: "È vero, bisogna calcolare che le probabilità che Messi esca sconfitto da un impatto corpo a corpo sono elevate, come elevato è il rischio che venga totalmente travolto dai difensori. Ma solo a una condizione... prima devono riuscire a raggiungerlo".
E infatti nessuno riesce a stargli dietro. Il baricentro è basso, i difensori lo contrastano, ma lui non cade, né si sposta. Continua a tenere la corsa, rimbalza palla al piede, non si ferma, dribbla, scavalca, sguscia, fugge, finta. È imprendibile. A Barcellona malignano che le star della difesa del Real Madrid, Roberto Carlos e Fabio Cannavaro, non sono mai riusciti a vedere in faccia Lionel Messi perché non riescono a rincorrerlo. Leo è velocissimo, sfreccia via con i suoi piedi piccoli che sembrano mani per come riesce a tener palla, a controllarne ogni movimento. Per le sue finte, gli avversari inciampano nell'ingombro inutile dei loro piedi numero quarantacinque.
In una pubblicità dove era stato invitato a disegnare con un pennarello la sua storia, è divertente e malinconico vedere Messi ritrarre se stesso come un bimbetto minuscolo tra lunghissime foreste di gambe, perso lì tra palloni troppo grandi che volano lontano. Ma quando toccano terra, lui veloce li aggancia e piccolo com'è riesce a passare tra le gambe di tutti e andare in porta. Quando ci sono le rimesse laterali e gli avversari riprendono fiato, è proprio in quel momento che lui schizza e li sorpassa, così quando si immaginavano, i marcatori, di averlo dietro la schiena, se lo ritrovano invece già cinque metri avanti. Il grande giocatore non è quello che si fa fare fallo, ma quello cui non arrivi a tendere nessuno sgambetto.
Vedere Messi significa osservare qualcosa che va oltre il calcio e coincide con la bellezza stessa. Qualcosa di simile a uno slancio, quasi un brivido di consapevolezza, un'epifania che permette a chi è lì, a vederlo sgambettare e giocare con la palla, di non riuscire più a percepire alcuna separazione tra sé e lo spettacolo cui sta assistendo, di confondersi pienamente con ciò che vede, tanto da sentirsi tutt'uno con quel movimento diseguale ma armonico. In questo le giocate di Messi sono paragonabili alle suonate di Arturo Benedetti Michelangeli, ai visi di Raffaello, alla tromba di Chet Baker, alle formule matematiche della teoria dei giochi di John Nash, a tutto ciò che smette di essere suono, materia, colore, e diventa qualcosa che appartiene a ogni elemento, e alla vita stessa. Senza più separazione, distanza. È lì, e non si può vivere senza. E non si è mai vissuti senza, solo che quando si scoprono per la prima volta, quando per la prima volta le si osserva tanto da restarne ipnotizzati, la commozione è inevitabile e non si arriva ad altro che a intuire se stessi. A guardarsi nel proprio fondo.
Ascoltare i cronisti sportivi che commentano le sue cavalcate basterebbe per definire la sua epica di giocoliere. Durante un incontro Barcellona-Real Madrid, il cronista vedendolo assediato da tentativi di fallo smette di descrivere la scena e inizia solo un soddisfatto: "Non va giù, non va giù, non va giuuuuuù". Durante un'altra sfida fra le storiche arcirivali, l'ola estatica "Messi, Messi, Messi, Messi" riceve una "a" supplementare che gli rimarrà addosso: Messia. È questo l'altro soprannome che La Pulce si è guadagnata con la grazia beffarda delle sue avanzate, con lo stupore quasi mistico che suscita il suo gioco. "L'uomo si fece Dio e inviò il suo profeta", così dicono le scritte di un servizio televisivo dedicato a El Mesias, e a colui che come incarnazione divina del calcio lo precedette: Diego Armando Maradona.
Sembra impossibile ma Messi quando gioca ha in testa le giocate di Maradona, così come uno scacchista in un determinato momento della partita, spesso si ispira alla strategia di un maestro che si è trovato in una situazione analoga. Il capolavoro che Diego Armando aveva realizzato il 22 giugno 1986 in Messico, il gol votato il migliore del secolo, Lionel riesce a ripeterlo pressoché identico e quasi esattamente vent'anni dopo, il 18 aprile 2007, a Barcellona. Pure Leo parte da una sessantina di metri dalla porta, anche lui scarta in un'unica corsa due centrocampisti, poi accelera verso l'aria di rigore, dove uno degli avversari che aveva superato cerca di buttarlo giù, ma non ci riesce. Si accalcano intorno a Messi tre difensori, e invece di mirare alla porta, lui sguscia via sulla destra, scarta il portiere e un altro giocatore... E va in gol. Dopo aver segnato, c'è una scena incredibile coi giocatori del Barcellona pietrificati, con le mani sulla testa, si guardano intorno come a non credere che fosse possibile ancora assistere a un gol del genere. Tutti pensavano che un uomo solo fosse capace di tanto. Ma non è stato così.
La stampa si inventa subito il nomignolo "Messidona", ma c'è qualcosa nella somiglianza dei due campioni argentini che oltrepassa simili trovate e mette i brividi. In uno sport che la fase epica sembra essersela lasciata alle spalle, le prodezze di Messi somigliano al reiterarsi di un mito, e non di un mito qualsiasi, ma di quello che più fortemente è in contrasto con il nostro tempo: Davide contro Golia. Fisici minuscoli, quartieri poveri, incapacità nel vedersi diversi da come quando giocavano nei campetti, faccia sempre uguale, rabbia sempre uguale, come un'accidia che ti porti dentro. Teoricamente avevano tutto quanto bastava per sbagliare, tutto quanto bastava per perdere, tutto quanto bastava per non piacere a nessuno e per non giocare. Ma le cose sono andate diversamente.
Messi, quando Maradona segnava quel gol in Messico, non era neanche nato. Nascerà nel 1987. E la ragione per cui io l'ho seguito a Barcellona, al punto di volerlo incontrare, ha la sua origine proprio in questo: l'essere cresciuto a Napoli nel mito di Diego Armando Maradona. Non dimenticherò mai la partita dei mondiali del 1990, un destino terribile portò l'Italia di Azeglio Vicini e Totò Schillaci a giocare la semifinale contro l'Argentina di Maradona proprio al San Paolo. Quando Schillaci segna il primo gol, lo stadio gioisce. Ma si sente che nelle curve qualcosa non va. Dopo il gol di Caniggia il tifo non napoletano - non autoctono - inizia a prendersela con Maradona, e lì accade qualcosa che non succederà mai più nella storia del calcio e mai era successo sino ad allora: la tifoseria si schiera contro la propria nazionale di calcio. I tifosi della curva napoletana iniziano a urlare: "Diego! Diego!". D'altronde erano abituati a farlo, come biasimarli e come identificarsi in altri? Anche se dovrebbe essere cara la propria squadra nazionale, in quel momento è Maradona che rappresenta la tifoseria del San Paolo più di una nazionale di giocatori provenienti da altre città d'Italia, da Roma, Milano, Torino.
Maradona era riuscito a sovvertire la grammatica delle tifoserie. E a Roma gliela fecero pagare durante la finale Argentina-Germania, dove il pubblico per vendicarsi dell'eliminazione dell'Italia in semifinale e delle defezioni create all'interno della tifoseria, inizia a fischiare l'inno nazionale. Maradona aspetta che la telecamera, nella carrellata sui giocatori, arrivi sulle sue labbra, per lanciare un "hijos de puta" ai tifosi che non rispettano neanche il momento dell'inno. Una finale terribile, dove a Napoli si tifava tutti, ovviamente, per l'Argentina. Ma poi il momento del rigore assolutamente dubbio distrugge ogni speranza. La Germania chiaramente in difficoltà deve però vincere e vendicare l'Italia battuta. Un rigore dubbio per un fallo su Rudi Voeller, lo realizza Andreas Brehme. E il commento del cronista argentino fu: "Solo così fratello... solo così potevate vincere contro Diego".
Ricordo benissimo quei giorni. Avevo undici anni, e difficilmente tornerò mai a vedere quel tipo di calcio. Ma qualcosa sembra tornare, di quel tempo. Il gol del Messico contro l'Inghilterra, il gol rifatto dalla Pulce vent'anni dopo, segna uno dei momenti indimenticabili della mia infanzia. Mi chiedo che meraviglia e che vertigine sarebbe veder giocare Messi al San Paolo, lui, di cui lo stesso Maradona disse: "Vedere giocare Messi è meglio che fare sesso". E Diego, di entrambe le cose, se ne intende. "Mi piace Napoli, voglio andarci presto", dice Lionel, "Starci un po' dev'essere bellissimo. Per un argentino è come essere a casa".
Il momento più incredibile del mio incontro con Messi è quando gli dico che quando gioca somiglia a Maradona - "somiglia": perché non so come esprimere una cosa ripetuta mille volte, anche se devo dirgliela lo stesso - e lui mi risponde: "Verdad?", "Davvero?", con un sorriso ancor più timido e contento. Del resto, Lionel Messi ha accettato di incontrarmi non perché sia uno scrittore o per chissà cos'altro, ma perché gli hanno detto che vengo da Napoli. Per lui è come per un musulmano nascere alla Mecca. Napoli per Messi, e per molti tifosi del Barcellona, è un luogo sacro del calcio. È il luogo della consacrazione del talento, la città dove il dio del pallone ha giocato gli anni più belli, dove dal nulla è partito verso la sconfitta delle grandi squadre, verso la conquista del mondo.
Lionel appare il contrario di come ti aspetti un giocatore: non è sicuro di sé, non usa le solite frasi che gli consigliano di dire, si fa rosso e fissa i piedi, o si mette a rosicchiare le unghie dell'indice e del pollice avvicinandole alle labbra quando non sa che dire e sta pensando. Ma la storia della Pulce è ancora più straordinaria. La storia di Lionel Messi è come la leggenda del calabrone. Si dice che il calabrone non potrebbe volare perché il peso del suo corpo è sproporzionato alla portanza delle sue ali. Ma il calabrone non lo sa e vola. Messi con quel suo corpicino, con quei suoi piedi piccoli, quelle gambette, il piccolo busto, tutti i suoi problemi di crescita, non potrebbe giocare nel calcio moderno tutto muscoli, massa e potenza. Solo che Messi non lo sa. Ed è per questo che è il più grande di tutti.

La Repubblica, 15/02/2009

February 09

La rivoluzione di un padre (R. Saviano)

Beppino Englaro, il papà di Eluana, sta dando forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Ciò credo debba essere evidente anche per chi non accetta di voler sospendere uno stato vegetativo permanente e ritiene che ogni forma di vita, anche la più inerte, debba essere tutelata.
Mi sono chiesto perché Beppino Englaro, come qualcuno del resto gli aveva suggerito, non avesse ritenuto opportuno risolvere tutto “all’italiana”. Molti negli ospedali sussurrano: “Perché farne una battaglia simbolica? La portava in Olanda e tutto si risolveva”. Altri ancora consigliavano il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un’infermiera esperta e tutto si risolveva subito e in silenzio.
Come nel film “Le invasioni barbariche”, dove un professore canadese ormai malato terminale e in preda a feroci dolori si raccoglie con amici e familiari in una casa su un lago e grazie al sostegno economico del figlio e a una brava infermiera pratica clandestinamente l’eutanasia.
Mi chiedo perché e con quale spirito accetta tutto questo clamore. Perché non prende esempio da chi silenziosamente emigra alla ricerca della felicità, sempre che le proprie finanze glielo permettano. Alla ricerca di tecniche di fecondazione in Italia proibite o alla ricerca di una fine dignitosa. Con l’amara consapevolezza che oramai non si emigra dall’Italia solo per trovare lavoro, ma anche per nascere e per morire. Nella vicenda Englaro ritornano sotto veste nuova quelle formule lontane e polverose che ci ripetevano all’università durante le lezioni di filosofia.
Il principio kantiano: “Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale” si fa carne e sudore. E forse solo in questa circostanza riesci a spiegarti la storia di Socrate e capisci solo ora dopo averla ascoltata migliaia di volte perché ha bevuto la cicuta e non è scappato. Tutto questo ritorna attuale e risulta evidente che quel voler restare, quella via di fuga ignorata, anzi aborrita, è molto più di una campagna a favore di una singola morte dignitosa, è una battaglia in difesa della vita di tutti. E per questo Beppino, nonostante il suo dramma privato, ha dovuto subire l’accusa di essere un padre che vuole togliere acqua e cibo alla propria figlia, contro coloro che dileggiano la Suprema Corte e contro chi minaccia sanzioni e ritorsioni per le Regioni che accettino di accogliere la sua causa, nel pieno rispetto di una sentenza della Corte di cassazione.
L’unica risposta che ho trovato a questa domanda, la più plausibile, è che la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita. Beppino Englaro con la sua battaglia sta aprendo una nuova strada, sta dimostrando che in Italia si può e si deve restare utilizzando gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto. E mi viene in mente che tutelare la certezza dei diritti, la certezza dei crediti, costituirebbe la stangata definitiva all’economia criminale. Se fosse possibile, nella mia terra, rivolgersi a un tribunale per veder riconosciuto, in un tempo congruo, la fondatezza del proprio diritto, non si avvertirebbe certo il bisogno di ricorrere a soluzioni altre. Beppino questo sta dimostrando al Paese. Non sarebbe necessario ricorrere al potere di dissuasione delle organizzazioni criminali, che al Sud hanno il monopolio, illegale, nel fruttuoso business del recupero crediti.
E a lui il merito di aver insegnato a questo Paese che è ancora possibile rivolgersi alle istituzioni e alla magistratura per vedere affermati i propri diritti in un momento di profonda e tangibile sfiducia. E nonostante tutte le traversie burocratiche, è lì a dimostrare che nel diritto deve esistere la possibilità di trovare una soluzione.
Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano. Per una volta non si va via per ottenere qualcosa, o soltanto per chiederla. Per una volta non si cerca altrove di essere ascoltati Qualsiasi cittadino italiano, comunque la pensi non può non considerare Beppino Englaro un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo.
Immagino che Beppino Englaro, guardando la sua Eluana, sappia che il dolore di sua figlia è il dolore di ogni singolo individuo che lotta per l’affermazione dei propri diritti. Se avesse agito in silenzio, trovando scorciatoie a lui sarebbe rimasto forse solo il suo dolore. Rivolgendosi al diritto, combattendo all’interno delle istituzioni e con le istituzioni, chiedendo che la sentenza della Suprema Corte sia rispettata, ha fatto sì, invece, che il dolore per una figlia in coma da 17 anni, smettesse di essere un dolore privato e diventasse anche il mio, il nostro, dolore. Ha fatto riscoprire una delle meraviglie dimenticate del principio democratico, l’empatia. Quando il dolore di uno è il dolore di tutti. E così il diritto di uno diviene il diritto di tutti.

“La Repubblica”, 23.1.2009.

December 16

Orme

Una notte un uomo fece un sogno.

Sognò di passeggiare lungo la spiaggia con il Signore.

In cielo balenavano scene della sua vita.

Per ciascuna scena notò due serie di orme sulla sabbia:

una apparteneva a lui e l'altra al Signore.

Quando gli fu balenata davanti agli occhi l'ultima scena,

si voltò a guardare le orme

e notò che molte volte lungo il cammino vi era una sola serie di impronte.

Notò anche che questo avveniva durante i periodi più sfavorevoli

e più tristi della sua vita.

Ne rimase disorientato e interrogò il Signore.

"Signore, tu hai detto che se io avessi deciso di seguirti,

tu avresti camminato tutta la strada accanto a me,

ma io ho notato che durante i periodi più difficili della mia vita

vi era una sola serie di orme.

Non capisco perché,

quando avevo più bisogno di te,

mi hai abbandonato."

Il Signore rispose:

"Mio amato figlio, io ti voglio bene e non ti abbandonerei mai.

Durante i tuoi periodi di dolore e sofferenza,

quando vedi solo una serie di orme,

quelli sono i periodi in cui io ti ho portato in braccio."

November 24

Prendimi

Ora che ti sto pensando
ora che non sto dormendo
tu che cosa stai sognando?
nel rumore di questa citta’
passano le ore ma non va
quello che sento dentro
senza di te sono un fuoco spento
ho bisogno di restare al vento
se l’amore e’ matematica
dimmi tu cosa fa
il mio sguardo su di te per un'ora
prendimi che la vita va
se un sogno ti basta abbracciami e resta con me
prendimi che la vita e’ gia’
una vacanza oltre questa distanza che c’e’
prendimi che la vita e’ qua
cosa succedera’?
le tue mani sono aironi
scrollano le mie emozioni
fra tre giga di canzoni
tu mi basti tu mi riempi
accendi tutti i sentimenti
dio! sono cosi’ contento
di averti qui con me in questo momento
ho bisogno di fermare il tempo
se ti guardo e tu arrossisci un po’
e’ tutto quello che ho
dei nostri pensieri nascosti
prendimi che la vita va
se un sogno ti basta abbracciami e resta con me
prendimi che la vita e’ gia’
una vacanza oltre questa distanza che c’e’
voglio dirti quel che non ho detto mai neanche a me stesso
con il cuore senza ragionare voglio farlo adesso
cos’e’ successo? non mi succede spesso
di lasciarmi andare farmi navigare come un'onda in mezzo al mare
prendimi che la vita va
abbracciami e basta e stasera resta con me
prendimi che la vita e’ gia’
una vacanza oltre questa distanza che c’e’
prendimi che la vita e’ qua
cosa succedera’?

November 15

*... ^.^ ...*

Roma nun fa' la stupida stasera

damme 'na mano a faje di' de si'

sceji tutte le stelle piu' brillarelle

che puoi e un friccico de luna

tutta pe' noi

faje senti' ch'e' quasi primavera

manna li mejo grilli pe' fa' cri cri

prestame er ponentino

piu' malandrino che c'hai

roma reggeme er moccolo stasera

November 03

PadreMadre

Padre, occhi gialli e stanchi,
nelle sopracciglia il suo dolore da raccontarmi...
Madre, gonna lunga ai fianchi,
nelle sue guance gli anni e i pranzi coi parenti...
Non mi senti? O non mi ascolti,
mentre piango ad occhi chiusi sotto al letto.
Padre, e se mi manchi
è perché ho dato più importanza ai miei lamenti...
Madre, perché piangi?
ma non mi hai detto tu, che una lacrima è un segreto?
Ed io ci credo, ma non ti vedo
mentre grido e canto le mie prime note!
Ma se, una canzone che stia al posto mio non c'è,
eccola qua: è come se, foste con me!
Padre, mille anni,
e quante bombe sono esplose nei tuoi ricordi!
Madre, tra i gioielli,
sono ancora il più prezioso tra i diamanti?
Ma non mi ascolti, non mi senti,
mentre parto sulla nave dei potenti!
Ma se, una canzone che stia al posto mio non c'è,
eccola qua: è come se, foste con me!
Ma se, una canzone che stia al posto mio non c'è,
eccola qua: è come se, foste con me!
Padre, occhi gialli e stanchi,
cerca ancora coi tuoi proverbi a illuminarmi...
Madre, butta i panni,
e prova ancora, se ne hai voglia a coccolarmi,
perché mi manchi,
e se son stato così lontano è stato solo per salvarmi!
Così lontano è stato solo per salvarmi!
Così lontano è stato solo per salvarmi!
Ma se, una canzone che stia al posto mio non c'è,
eccola qua: è come se, foste con me!
E' come se, foste con me!!
E' come se, foste con me!!

October 25

Quell'aggeggio infernale

E' più facile prendere un buon voto in biologia moelcolare o scongelare un pezzetto di pane nel microonde? La risposta, per certi versi, potrebbe sembrare ovvia, ma non sempre è così. Fu così che una sera della settimana che sta per terminare, cenando a "Casa Medici" cercavo di rendere commestibile un pezzo di pane irrimediabilmente congelato nella parte centrale. Tre cicli di radiazioni del microonde non gli sono bastati e così decisi arbitrariamente di lasciarlo lì dentro per un altro ciclo più tempo del previsto (grosso errore!!! :) ). Dopo soli 3 minuti vediamo sollevarsi una cortina di fumo dall'angolo del microonde. Spegniamo il tutto e apriamo. Una volta diradata la cortina fumogena tiriamo fuori i resti del pane: esternamente era perfetto, ma nella parte centrale aveva assunto una "lievissima" tinta carbone.

All'incirca all'una e mezza - due siamo andati a controllare lo stato del pane: godeva di vita propria e autonoma. ;)

October 12

Casa nuova...vita nuova...

Grandi avventure in casa "Medici in prima linea". Io, il Russo, Massi e Felix stiamo sperimentando la convivenza, cercando pian piano di rendere la casa abitabile. Mancando il gas tutto viene cucinato sui fornelli elettrici o riscaldato al microonde. Il Russo credeva di essere il più famelico della comitiva, ma si è dovuto ricredere non appena ha scoperto il mio appetito, senza  contare quello di Massi e Felix. Il risultato è stato l'evaporazione della spesa in meno di 4 giorni. Nessuno fa caso alla quantità di kilocalorie ingurgitate da uno studente di Medicina in un pomeriggio di studio intenso (roba da far ricredere il più notevole nutrizionista), senza contare i numerosi caffè per stimolare le sinapsi e i ripetuti pugni sul muro quando c'è qualcosa che proprio non ti entra in testa. Lo scambio culturale è intenso: infatti si mescolano 3 dialetti diversi, immediatamente tradotti per poter essere recepiti. I pomeriggi sono intervallati dalle domande più inconcepibili e assurde del Russo che vorrebbe sintetizzare (senza peraltro riuscirci) l'intero processo di replicazione in 3 passaggi, dagli "uè picciò" di Massi, dai 1000 caffè preparati da Felix in un solo giorno e da me che per scaricarmi cerco di demolire qualche muro a pallonate. Per adesso nessun'altra novità eclatante da casa "Medici". Alle prossime puntate per nuovi aggiornamenti.

October 11

Semplicemente rieccomi

Rieccomi. Questa volta non ho scritto, come al solito, un resoconto finale delle mie vacanze estive. Non perchè non siano state belle, ma proprio perchè al contrario non c'era bisogno di aggiungere nulla al bellissimo periodo trascorso tutti insieme. Da poco ho ripreso la mia vita da studente universitario, ritrovando i miei simpatici colleghi (quasi tutti visti i parecchi traferimenti) con i quali abbiamo già incominciato a combinarne di tutti i colori, sulla scia dell'anno scorso. Con 3 di loro ho preso casa a Messina e sono già incominciati i grandi pomeriggi di studio contornati dalle domande più assurde su questa inconcepibile materia che risponde al nome di biologia molecolare; causa lo studio matto vedo tutto il mondo mutato, inibito, fosforilato, denaturato e altri termini che non vi elenco perchè correrei il rischio di annoiarvi. Quest'anno abbiamo finalmente iniziato a seguire materie che hanno un po' più a che vedere con la medicina: spero che Vermiglio non abbia remore ma le lezioni di fisiologia sono tutta un'altra cosa.
Ho molte aspettative e sono ansioso di realizzarle....per cui, sono di nuovo qui: Rieccomi.
September 12

Test per sapere come mi vedono gli altri

1. Chi sei?
2. Siamo amici?
3. Quando e dove ci siamo conosciuti?
4. Hai una cotta per me?
5. Hai mai desiderato darmi un pugno in faccia?
6. Dammi un soprannome e spiega il perchè...
7. Descrivimi con una parola...
8. Qual è stata la tua prima impressione su di me?
9. Pensi la stessa cosa ora?
10. Cosa ti fa ricordare me?
11. Se mi potessi dare qualsiasi cosa, che mi daresti?
12. Quanto mi conosci?
13. Quand’è stata l’ultima volta che mi hai visto?
14. C’è stato mai qualcosa che avresti voluto dirmi ma nn lo hai mai fatto?
15. Metteresti questo sul tuo blog e vedere cosa diro`di te?
September 07

Goditi potere e bellezza della gioventù...(Preso da Serena)

Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù  lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi,tra 20 anni guarderai quelle tue vecchie foto...in un modo che  adesso non puoi immaginare.
Quante possibilità avevi di fronte! E che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava. Non preoccuparti del futuro;oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere una equazione algebrica.I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle 4 di un martedì pomeriggio. Fai una cosa : ogni volta che sei spaventato CANTA!
Non essere crudele al cuore degli altri; non tollerare la gente che è crudele col tuo. Non perdere tempo con l'invidia. A volte sei in testa , a volte sei indietro. La corsa è lunga e alla fine sei solo con te stesso. Ricorda i complimenti che ricevi scordati gli insulti...se ci riesci veramente dimmi come si fa. Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto. RILASSATI!
Non sentirti in colpa se non sai cosa fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco,a 22 anni non sapevano che fare della loro vita; i quarantenni  più interessanti che conosco ancora non lo sanno. Prendi molto calcio, sii gentile con le tue ginocchia;quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no, forse avrai figli o forse no, forse divorzierai a 40 anni, forse ballerai con lui/lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio...comunque vada non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro.
GODITI IL TUO CORPO! Usalo in tutti i modi che puoi senza paura e senza temere quel che pensa la gente, è il più grande strumento che potrai avere. BALLA anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se non le seguirai. Cerca di conoscere i tuoi genitori...non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli...sono il miglior legame con il passato e coloro che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perchè più diventi vecchio più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Sii cauto nell'accettare consigli ma paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia, dispensarli è un modo di ripescare nel dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quanto valga.
Ma accetta il consiglio...per questa volta!

August 25

Destinazione Londra

  
 
Da Pechino è tutto.
Per tutte le emozioni che ci avete regalato.......GRAZIE RAGAZZI!!!!!!!!!!
August 01

""""I wAnT tO bE ForEvEr YoUnG""""

Let's dance in style, let's dance for a while
Heaven can wait we're only watching the skies
Hoping for the best but expecting the worst
Are you going to drop the bomb or not?
Let us die young or let us live forever
We don't have the power but we never say never
Sitting in a sandpit, life is a short trip
The music's for the sad men
Can you imagine when this race is won
Turn our golden faces into the sun
Praising our leaders we're getting in tune
The music's played by the mad men
Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever, forever and ever
Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever? Forever young
Some are like water, some are like the heat
Some are a melody and some are the beat
Sooner or later they all will be gone
why don't they stay young
It's so hard to get old without a cause
I don't want to perish like a fleeing horse
Youth's like diamonds in the sun
and diamonds are forever
So many adventures couldn't happen today
So many songs we forgot to play
So many dreams swinging out of the blue
We let them come true
Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever, forever and ever
Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever, forever and ever
Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever?
 
Balliamo in stile, balliamo per un pò
il paradiso può aspettare, noi stiamo
solo guardando il cielo
sperando il meglio ma aspettando il peggio
farai scoppiare la bomba o no?

fateci morire giovani o
lasciateci vivere per sempre
non abbiamo il potere ma mai dire mai
sedendo in una cava di sabbia,
la vita è un breve viaggio
la musica è per gli uomini tristi

riesci ad immaginare quando
la nostra razza sarà vinta
gireremo i nostri volti d'oro verso il sole
lodando i nostri capi, entreremo nella melodia
la musica è suonata dagli uomini pazzi

per sempre giovane, voglio essere
per sempre giovane, vuoi davvero vivere
per sempre, per sempre, per sempre?
per sempre giovane, voglio essere
per sempre giovane, vuoi davvero vivere
per sempre, per sempre, per sempre?

alcuni sono come l'acqua, altri come il caldo
alcuni sono una melodia, altri sono il battito
prima o poi tutti loro saranno andati
perchè non rimangono giovani?

è difficile invecchiare senza una ragione
non voglio morire come un cavallo abbandonato
la gioventù è come dei diamanti nel sole
e i diamanti sono per sempre

così molte avventure non potrebbero accadere oggi
così come molte canzoni che abbiamo dimenticato
di suonare, così molti sogni oscillano fuori dal blu
e permettiamo che diventino realtà

per sempre giovane, voglio essere
per sempre giovane, vuoi davvero vivere
per sempre, per sempre, per sempre?
per sempre giovane, voglio essere
per sempre giovane, vuoi davvero vivere
per sempre, per sempre, per sempre?
 
 
Alphaville - Forever Young 
July 27

Fuori dal campo da tennis...

 
July 15

Ridateci gli scalatori

Mi mancavano le grandi imprese. Ero stanco delle abitudinarie strategie di squadra, di passisti e cronometristi che costruiscono il loro vantaggio in pianura e limitano i danni in salita. Ci voleva il coraggio di quelli che, alzandosi sui pedali, partivano alla conquista delle vette più alte. Ci vuole davvero coraggio. Quando la salita ormai sembra diventata un muro acceleri; uno sguardo indietro, vedi gli altri che arrancano, è arrivato il momento di dimostrare il tuo valore. Così resti solo con la montagna e lasci che siano le tue gambe a decidere fino al tanto agognato arrivo. E gli scalatori sono ritornati. Piepoli ha fatto sua la salita più bella del Tour, dopo che Riccò aveva fatto il vuoto nelle 2 tappe precedenti. Il Tour ne aveva bisogno dopo l'uscita di scena di grandi protagonisti come Armstrong o Basso, e che ancora adesso manca di un vero leader. L'impresa di Riccò sul col d'Aspin ci riporta indietro nel tempo, ricordando qualcuno che per  sua sfortuna, e per nostra sfortuna, se n'è andato troppo presto.

 

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